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Trasferta in Australia del Coro Città di Ala - Diario di viaggio
Inserito il 15 luglio 2003 alle 20:12:51 da Guido Amadori.

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"Andare dove?!?"
Questa fu la domanda che immediatamente si posero i coristi del "Città di Ala" quando, una sera di un paio di anni fa, al termine delle normali prove settimanali, l'amico Roberto Benatti comunicava che "forse" ci sarebbe stata la possibilità di effettuare una trasferta in Australia (non "Austria", ma "Australia").
Ciò derivava dal fatto che nell'anno 2003 a Canberra si sarebbe svolta la cosiddetta "Convention" di tutti i circoli trentini d'Australia. Da parte di tutti ci fu come risposta un laconico "beh, da ora al 2003 vedremo cosa succederà; ci penseremo".
Vennero così i primi approcci con gli organi provinciali preposti a tenere i contatti con gli emigrati in quel paese e con i dirigenti dell'Associazione "Trentini nel Mondo". Dopo alcuni mesi una gran delusione: pare che gli organizzatori della Convention preferiscano ospitare un complesso folcloristico al posto di un coro della montagna. Così per un altro paio di mesi nessuno pensò ad una trasferta in un continente tanto lontano, quando - ecco la sorpresa - alcuni degli organizzatori della Convention vennero in Trentino e capitarono anche nella nostra bella sede di Via Teatro. Ci spiegarono così che c'era stato un malinteso (si sa come vanno le cose organizzate telefonicamente), che la loro intenzione era di avere proprio un coro della montagna e che ci avrebbero ospitato ben volentieri.
Ecco allora riprendere con lena ed impegno le prove bisettimanali per imparare bene il nostro inno nazionale, così poco amato dai calciatori della nazionale di calcio, dell'inno nazionale australiano, di un altro canto della tradizione popolare di quel lontano paese, "Waltzing Matilda", il "Và pensiero" di Verdi e le nostre tradizionali canzoni della montagna.
Eccoci qui pronti, alle cinque del mattino di domenica 19 gennaio 2003, nell'attesa di salire sul pullman della ditta Pedrinolla che ci porterà all'aeroporto Catullo di Verona da dove un primo aereo ci porterà a Roma; qui, dopo qualche ora d'attesa, saliremo su un Jumbo della Qantas (compagnia di bandiera australiana) per un primo scalo a Singapore. Vedremo in seguito come si svolgeranno le cose.
In effetti Marco Pedrinolla, con l'ultimo modello di pullman Setra, in 35 minuti ci porta davanti all'entrata dell'aeroporto Catullo. Qui le solite operazioni d'imbarco, con il passaggio attraverso i nuovi Metaldetector (che però non hanno avvertito la presenza di un cacciavite usato per lavoro il giorno prima e rimasto in una tasca del giubbetto di Renato); verso le sette ci troviamo a bordo del MD8O della Meridiana che spiccherà il volo con venti minuti di ritardo. In cinquanta minuti siamo a Fiumicino e qui, dovendo recarci dalla zona degli arrivi nazionali a quella delle partenze internazionali, rimaniamo tutti stupiti dalla vastità e complessità del "Leonardo da Vinci". Dall'una all'altra delle due zone citate veniamo trasportati con una navetta su rotaie di cui non conoscevamo nemmeno l'esistenza. Abbiamo davanti quasi cinque ore per il nuovo imbarco ma, dato l'alto numero di persone che viaggeranno con noi, tale intervallo è appena sufficiente per i controlli. Al momento dell'imbarco scopriamo che l'aereo, un Jumbo 747, avrà a bordo trecentoottantatrè viaggiatori in classe normale e quarantatré in business class, oltre ad una quindicina di membri d'equipaggio. Qui i controlli e le operazioni d'imbarco sono minuziose come in precedenza, cosicché si parte alle quattordici anziché alle tredici come previsto.
A questo punto, penso di interpretare il pensiero di tutti i partecipanti nel ringraziare la direttrice dell'Agenzia 4 Vicariati di Ala, signora Costanzi Annalisa, per l'ottima organizzazione della trasferta e perché è venuta personalmente ad assisterci sia a Verona sia a Roma. Dall'agenzia, in ogni modo, non sono dipesi gli imprevisti di viaggio, come la sosta a Perth; ma sappiamo che le compagnie aeree fanno normalmente i loro comodi: l'importante è che i posti siano esauriti!
Chi di noi sale per la prima volta su un Jumbo resta stupefatto dalle sue dimensioni (ha una lunghezza di settanta metri con un'apertura alare di sessantacinque. Il piano superiore è naturalmente riservato ai VIP. Ogni posto dispone di uno schermo televisivo a cristalli liquidi da cinque pollici, fornito di telecomando inserito nel bracciolo sul quale si può seguire la rotta con relativi dati (altitudine, temperature, distanza dal luogo di partenza e da quello di arrivo, film o giochi elettronici): tutto ciò serve per far passare meglio il tempo.
La rotta passa per Napoli, volge quindi ad est sorvolando Grecia, isola di Rodi, Libano, deserto Arabico, Golfo Persico, Bahrein, per superare lo stretto di Oman. Tagliata trasversalmente l'India da Ovest ad Est, ora mancano (solo!) tremila cento chilometri per arrivare a Singapore, attraversando il Golfo del Bengala e lo Stretto di Malacca. Ad undici ore dalla partenza da Roma siamo finalmente a Singapore.
Durante il viaggio la compagnia ci ha tenuto occupati con pranzi, cena e spuntini vari. Chi ha del tempo a disposizione, vale la pena, visiti l'aeroporto di Singapore, ammirando soprattutto il bellissimo giardino di cactus di tutte le specie conosciute. All'interno il trasferimento da un capo all'altro si effettua su marciapiedi mobili molto veloci delimitali da stupende aiuole di orchidee. Siamo all'equatore e la temperatura esterna è di trentaquattro gradi con un altissimo tasso di umidità.
Dopo un'ora dall'arrivo (siamo alle dodici e trequarti corrispondenti alle nostre sedici e trequarti di lunedì), con un altro Jumbo partiamo alla volta di Perth, sulla costa occidentale dell'Australia, per uno scalo, per poi ripartire finalmente per Sidney.
Il tragitto Singapore-Perth è di tremila e trecento chilometri e si effettuerà in quattro ore, sorvolando l'isola di Sumatra e la città di Djakarta.
Insieme ai due amici seduti vicino a me, c'è fatto di pensare che stiamo sorvolando tutti i paesi e le isole resi famosi da Emilio Salgari nei suoi romanzi di avventura, che tanto hanno fatto sognare in gioventù quelli della nostra età, quando non c'erano né televisione né documentari come oggidì. Tutti questi sbalzi di orario dovuti ai fusi orari ci fanno ricordare, inoltre, che stiamo pranzando con i famosi vassoi delle compagnie aeree, mentre in Italia sarebbero le quattro di mattina e dovremmo pertanto essere a letto e dormire. Non pensiamo a queste piccolezze e proseguiamo.
Alle ore tredici locali atterreremo a Perth sulla costa occidentale australiana. Di lì con un ultimo balzo di quattro ore saremo a Sidney. Per il momento, in ogni caso, qualcuno di noi non dorme da ventisei ore.
Guardando dal finestrino dell'aereo, poco prima di atterrare a Perth, abbiamo potuto paragonare il territorio ad una coperta fatta col "patchwork". Tutti gli appezzamenti, infatti, sono squadrati ad angolo retto e il terreno, più o meno scuro, passa dal giallo ocra al rosso mattone fino al marrone scuro. Ci sono inoltre molte macchie chiare più o meno rotonde.
Durante il volo da Perth a Sidney abbiamo fatto la conoscenza di un signore di cognome "Gentile" il cui nonno era partito dalla Valtellina ai primi del novecento; egli ci ha precisato che quelle sono grandi macchie di sale, per cui i terreni di quelle zone non possono essere coltivati. Mentre parlavamo del più e del meno gli abbiamo chiesto dove fosse andato; era semplicemente andato a Perth a visitare sua sorella che colà risiede (seimila e seicento chilometri!). Atterrati a Sidney, abbiamo constatato di non essere da meno in quanto abbiamo viaggiato per ben trentasei ore di seguito: un bel record, sicuramente, per i più di noi insuperabile anche in futuro.
Alle ore ventitré, all'uscita dall'aeroporto, siamo presi in consegna dalla guida Alice Carminati, ovviamente di origine italiana, ed accompagnati all'hotel Four Points della catena Sheraton. L'hotel è nuovissimo e posto in posizione privilegiata sulla baia di Sidney. La guida ci informa che dopo la sistemazione è prevista la cena col sistema del self-service. La cena prevede un menù molto vario perciò nessuno resiste alla tentazione di assaggiare un pò di tutto. C'è anche una cucina orientale in quanto moltissimi turisti che visitano l'Australia provengono dal Giappone, dalla Cina e dalle isole Sumatra, Borneo, Filippine.
Al mattino, osservando il magnifico panorama dall'ampia vetrata, abbiamo una sorpresa: nella baia sono ormeggiati un sottomarino ed una nave da guerra militare e, più lontano, una nave scuola a vela simile alla nostra Amerigo Vespucci. Ciò che ci sorprende è che sulle due navi militari non si notano né sentinelle né altri militari intorno. Durante il pranzo veniamo a sapere che tanto il sottomarino quanto il cacciatorpediniere fanno parte del museo del mare, comprendente anche un grande acquario che si trova proprio sotto le nostre finestre e che nella mattinata alcuni di noi hanno già visitato.
 
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